14/02/2012
corteggiamento
Mi rendo conto di essere sempre meno disponibile a corteggaire e sedurre gli altri, sia che si tratti di relazioni amorose sia che si tratti di relazioni lavorative. Ormai non sono più capace di cercare di convincere gli altri se non con la semplice offerta del mio pensiero. Non mi preoccupo più di far capire i vantaggi di qualcosa, di rassicurare o di far sognare un futuro, vivo l momento senza cercare di convincere nessuno e quando l'altro fa le sue scelte le accetto senza commenti e senza tentativi di modifica. Non so se questo sia positivo o negativo ma va così e non sento nessun bisogno di cambairlo, quasi col pensiero che ormai basto a me stesso e inizio ad essere abbastanza indifferente alla presenza dell'altro in un estremo gesto di rispetto o di disprezzo. Nons o infatti quale di questi due sentimenti mi porti verso questa indifferenza anche se sono quasi convinto che essa sia frutto di un atto di superbia e quindi di disprezzo verso l'altro. Un atto con il quale io voglio affermare la mia indipendenza ed autonomia di fronte a qualsiasi cosa che l'altro possa offrire. Anche qui, come spesso nella vita, potrei trovare due significati in questo mio comportamento perchè a fronte del massimo della libertà si può evidenziare anche il massimo della solitudine affermando quindi che la libertà dipende da quanto più sono lontane da me le altre persone e i limiti che la loro persona potrebbe impormi. Una libertà individuale che si scontra con l'altro concetto che la riempie di partecipazione e responsabilità verso gli altri. Un altalenarsi tra due possibili spiegazioni che forse non possono mai definirsi veramente giuste. In realtà non so nemmeno se sia veramente possibile definire giusto qualcosa e specialmente i comportamenti e, oggi come oggi, non penso nemmeno che la giustizia abbia un vero interesse per me. In questo momento forse ciò che cerco è quello che più mi fa sentire sereno, di quella serenità che non è sterilità, che non è piatto vivere ma è apprezzare le sensazioni che mi lasciano il segno, apprezzare i gesti e le parole che mi permettono di pensare che ho incontrato qualcosa di bello, come un fiore da ammirare senza giudicare e senza necessità di portarlo via con se se non nel proprio ricordo. Mi rendo conto sempre di più che il mio vivvere è fatto di questi piccoli momenti che lasciano il segno nell'animo e che poi, come bolle di sapone o segnali di fumo, tendono a scomparire velocemente lasciando il posto ad altro quasi che quel che importa sia aver vissuto l'attimo senza alcun bisogno di portarlo veramente con se insieme all'emozione che rimane astratta nel mio cuore. Vivere di emozioni quindi abbandonando ciò che le crea, lasciare che solo essa rimanga per poi riattivarsi quando qualcosa d'altro lo provoca. Un pensiero di solitudine che ha ormai rinunciato al mondo mi sembra di poter dire, una conclusione chiusa in se senza alcune futuro nell'altro.
06:11
Scritto da: filippo862
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